Lui è la mia Belen.

Un figo pazzesco per il quale ho fatto la fila!

Nella foto, dopo lo spettacolo. Avevo i crampi ai 4 levator e agli zygomaticus, major e minor. La foto documenta l’unico istante di tregua per quei 12 muscoli facciali che si sono contratti per 90 minuti di godimento. Lo si evince, che sono stremata. Stremata di piacere. Lui ti sfinisce di piacere da lontano, usando parole e veicolando emozioni. Ti sfoggia le sue, esplorate, studiate, preparate, confezionate al meglio.

E le tue ti escono fuori. Ti schiudi al suo cospetto.

Sollazzami ancora,

fai pure,

ma anche, ti prego.

Lui è preciso, puntuale e attento. Cazzo se è bravo.

Lui è eccitante.

L’amica a cui ho mostrato il mio nuovo sogno erotico ha commentato come segue:

“Ma questo è un uomo!”

Si, ho risposto. Per uno così, ovvio che faccio la fila.

Il teatro è zeppo. Noi 2 siamo soli in una nicchia del primo palco. Mentre lui si toglie le scarpe lanciamo un’occhiata a tutto lo spazio a nostra disposizione: porta chiusa, buio e senza prole. Io tengo le scarpe, sono le mie preferite e voglio essere in ghingheri per lo spettacolo. Siamo talmente vicini al palcoscenico che potrò vedergli le rughe e le mani senza essere vista. Prima che si spengano le luci gli chiedo chi, in quella folla di spettatori, andrebbe a conoscere se fosse solo. Mi indica alcune donne, è facile trovarne di attraenti. Io non ho nessuno da indicare, sto aspettando.

Entra in scena prima la sua voce, presenta una collega. Ed io, per questo, lo amo definitivamente. E poi, finalmente, Eleazaro parte. A raffica. Un AK-47 che sbriciola -ismi. Il femminismo è solo una delle vittime. Ti  colpisce ed esplodi, ti sbrodoli addosso risate. Dammene ancora! Applaudo, urlo, rido a squarciagola insieme al resto del teatro. Siamo orgiastici e magnifici, tutti. Lui espone verità, mette in crisi realtà, è aggressività creativa. Questa è la nostra brama. Così vi vogliamo. Io e la mia eccitazione siamo tutte le donne del creato, sono esaltazione. Eleazaro è una fottutissima rockstar e io una fan in estasi.

Quando chiede chi oltre a lui non crede che morire nel sonno sia la cosa migliore, io divento Ermione e mi sbraccio in un teatro muto. Tutti, tranne me, hanno scelto di prenderla come domanda retorica. Io no. E rispondo pure alla sua domanda, ma mica a minchia. Alla domanda di un uomo che mi piace, rispondo veramente…a voi viene duro per l’eccitazione, a noi viene da aprire, schiudere, rivelare…

Non voglio morire dormendo, gradirei accorgermi di morire…in fin dei conti siamo qui per due cose: scopare e morire. Queste sono le due regole, per il resto siamo liberi…

Gli ho chiesto di farmi la foto…ne ha fatta solo una in cui sembro disperata. In realtà sono sfinita. Di piacere.

Fossi stata nei panni di Andrea forse col cavolo che mi facevo la foto. Si perché anche lui è un uomo e io una donna appassionata che non si accontenta mai, io a volte son proprio una bestia.

La gelosia ha a che fare col possesso, ci girano i coglioni, non toccare il mio tesoro. Questa la sintesi. L’ho provata, fa schifo. Si risolve se a quel tesoro chiedi cosa fare per essere scelto e riscelto e riscelto. Così diventiamo lo stimolo per l’altro ad essere la miglior versione possibile di sé. Non sto con te perché sono tua, sto con te perché in un teatro gremito e dopo aver stretto la mano alla star, desidero tornare a casa con te. Sei il mio migliore amico, giocare con te è la cosa che mi piace di più.

Ricordami con chi ho scopato l’ultima volta e fammi venire caldo, l’amore non ha paura delle parole. Guardami cercando il dettaglio per farmi stare meglio qualsiasi sia la mia condizione di partenza, e offrimi qualcosa di meglio. Vuoi scopare, eccoti le istruzioni. Troppo difficile? Rivolgiti ad un altro fornitore. Se ricominciamo a giocare, tutti, la gelosia dovrà cambiare nome e la schiavitù cesserà la sua funzione. Pensala così: la voglia di voler fare meglio di un tizio che, cazzo è davvero bravo! Indovina qual è lo sport nazionale nel paese dei puffi?

Eleazaro ha chiesto quando avessimo scopato per l’ultima volta, noi in sala. E no, a questo non mi sono sbracciata per rispondere. Questi sono affari ancora miei. Questo non lo offro in pasto alle risate teatrali. Però rido un sacco, sorniona, pensando alla vostra normalità. Se vi accontentate di qualcosa di cui vi piace lamentarvi, vi meritate un orgasmo al mese quando va bene. Io non ho mai finto un orgasmo in vita mia, non mi è mai passato nemmeno per l’anticamera del cervello. Evidentemente non funziono bene in questo sistema. In questo sono rotta. Aveva ragione mio padre tutte le volte in cui mi diceva “tanto tu ne freghi”, di tutto, intendeva. Oh, si. Ti mostro l’eccellenza del ME NE FOTTO. Un orgasmo al giorno, da sola e gli extra sono fotonici. Noi donne e la nostra sensibilità siamo il tempio degli orgasmi. Ed io, LaVecchia – non ho altro da aggiungere. Ma rispondo volentieri alle domande, che sono come cazzi duri pronti ad esplorare, pionieri coraggiosi, impavidi avventurieri.

Antonia Dimovksa