Sono Bosley ed ho accompagnato gli angeli a Milano, la missione è procacciare intelligence per il loro futuro formativo. Milano è Milano, la stessa della trap, dei sogni di chi sbranerebbe la vita e degli scontrini dalle cifre indimenticabili.
A missione compiuta, siamo in metro per andare a recuperare il nostro mezzo e rientrare in sede. Gli angeli sono seduti di fronte a me, osservano in silenzio, tutto. Il tizio mi punta, valuta e poi decide di sedersi accanto a me, appiccicato a me. Reprimo l’impulso di scivolare verso i tre posti liberi che ho dall’altro lato. Showtime, penso con rassegnazione mentre il tizio si mette comodo, accavalla le gambe, appoggia entrambi i gomiti sulle ginocchia ed inizia a trafficare con le mani come se stesse preparando da fumare ma non riconosco cos’ha tra le mani. Puzza. Tanto. Tutto. Sento il calore del suo alito e la nausea mi sale. Fortuna che ho la rabbia a cui tenermi salda.
- È da tanto che non ci si vede, che fine avevi fatto? – si introduce così lo spavaldo, senza nemmeno una formula di saluto iniziale.
- Sono stata in giro, tu? – lo assecondo, è chiaramente in uno stato alterato e nessuno vuole che uno squilibrato si alteri ulteriormente.
- Pure io sono stato in giro– rimane sul vago anche lui, procede puntando al suo obiettivo e mi dice:
- Ho un favore da chiederti-
Serve a poco piazzare un NO, non faccio favori, sta già dicendo che non si tratta di soldi – vengo a casa tua e stiamo un po’ insieme. Il suo viso è pochi centimetri dal mio, pelle unta che trasuda fetore, cerco gli occhi ma è davvero difficile trovarli, glieli caverei se fossimo in un racconto mitologico, per oltraggio alla decenza. Come osi avvicinarti in questo stato? Lo trasformerei in sale, lo fulminerei, lasciando solo odore di zolfo dopo di lui. Sono disgustata. Visualizzo la mia bocca come fosse un idrante, lo spazzo via con un possente getto continuo di vomito ad alta pressione. Lo vedo scivolare via lungo lo scivolo di un parco acquatico, finirà nella piscina del film Phenomena. Probabilmente sto blandamente sorridendo mentre continuo a rifilare dei No alle insistenze del mio molestatore. Il tizio mi chiede spiegazioni.
- Perché no? perché sono brutto? Non ti piaccio? –
…mi rattristo, è uno scambio di battute che tutte conosciamo. L’attenzione da perito assicurativo con cui non vogliamo offendere ci fa dimenticare le offese ricevute. Non basta dire NO, devi fornire la giustificazione per le tue scelte. Credibile, rispettosa e non offensiva.
Io non sono più Bosley, sono posseduta da Shiva, Lilith e Baubò quando gli dico:
“no, non è per quello, non voglio che stiamo insieme”.
Lui striscia via. Io, dentro, esulto come avessi fatto un ace. Gli angeli sono rimasti imperturbati ma ho sentito qualcuno dire che la mia risposta era piaciuta.
Mission accomplished.
