13 Dicembre 2023 

Caro Babbo N., ti metto al corrente della situazione perché mi pare che a qualcuno stia un po’ sfuggendo di mano questa cosa dello stare a guardare come ce la caviamo qua giù. Siamo marmocchi che fanno ben poco oltre al lordare, distruggere e litigare. Mamma sta incazzata ma ancora regge, Babbo assente non pervenuto. Forse Lei ci tiene ancora in Casa solo per la compagnia, altrimenti ci avrebbe già cacciati a pedate nel sedere.

Madre è alquanto spazientita, verso metà anno da queste parti ci ha tirato una secchiata d’acqua ma non è servita un granché. Tanti dei suoi figli si sentono ancora in diritto di fare ciò che il potere gli concede di fare e così, il risultato, è una grande confusione. Di Amore, onestamente Babbo, ne vedo davvero poco. Ma proprio poco poco. Passata la grande rabbia degli anni scorsi, quest’anno ho avuto a che fare con Tristezza e, onestamente Babbo, che fatica. Abbiamo spesso pensato, con immensa frustrazione, che ‘sta storia della consapevolezza fosse un’autentica, gigantesca fregatura. A cosa mi serve accorgermi di essere circondata da zombie, accorgermi che Amore è assente da parecchio tempo, che conto zero nell’economia di questo mondo, che non cambierò di una virgola il mondo in cui i miei figli stanno crescendo? Più crescono e meno mi posso illudere di proteggerli…ma allora cosa ci sto a fare qui? A cosa mi serve accorgermi di essere immersa nella merda fino al collo? Non si sta meglio al calduccio se si evita di sapere che quella che ti scalda è merda? Non si sta meglio se ci si tappa naso, occhi, orecchie – per le mosche che la merda attira, ti ronzano attorno rompendo il silenzio – a sognare illusioni “passandosi il tempo”? Non che io abbia la risposta ma, quest’anno ho realizzato che è la Verità a farci stare bene. La merda è merda. A me darebbe fastidio essere scambiata per qualcos’altro. Così mi sono messa a far le coccole a Tristezza, che povera la snobbano tutti, non va di moda e rallenta la crescita del PIL. Invece è la condizione che i nostri corpi ci chiamano a vivere. La tristezza ci fa riposare, raccogliere, fermare, rallentare, rivolgere all’interno. Ci costringe a fare pulizia come quando dopo tanto tempo di assenza da casa, si torna e arriva il momento di dare una ripulita. Aprire le finestre ad un certo punto, è naturale. Per noi donne avere uno sguardo di questo tipo verso la nostra casa è automatico ma rivolgere lo stesso tipo di attenzione a noi stesse, proprio no. Al massimo diamo una pulita come fosse la casa di qualcun altro: polvere sotto il tappeto, una lucidata allo specchio e via. Questo invece è il tempo della tristezza e finché non ci arrenderemo ad amare anche lei, finché continueremo a lottare per sentire diversamente da ciò che sentiamo, perderemo tempo prezioso. Mi guardo attorno e vedo miei simili che corrono sempre di più, imbellettano vetrine e acquistano gioia. Resistono con terrore a tutto ciò che non è positivo. Poi mettono in vetrina il Tao o parlano di Amore.

La situazione quaggiù è confusa. Manca un pezzo, si dice in certi ambienti. Ma non c’è bisogno di entrare in argomenti ostici, è evidente che manca un pezzo. Anche più di uno.

Ho passato l’intero anno a ragionare, parlare, discutere e confrontarmi sulla tematica legata al fermare la guerra e fare l’amore partendo dalla coppia…per quanto riguarda voi entità non corporee, invece, mi ero persa. Appunto. Mi ero dedicata alla Madre. La sentivo nel mare, nel verde dei campi, nel vento, nell’acqua che ha stravolto tanto il territorio, la sentivo ovunque. E poi mi sono accorta che non mi bastava. Mi sono accorta che mancava un pezzo. Son rotta, mi son detta. Mi tocca tenermi così (questa la sintesi, puoi immaginare le variazioni sul tema, siamo geniali). Avevo persino la presunzione di aver finito le lacrime. L’orgoglio di potermi “risolvere” da sola. Stellina.

Di recente ho visto cosa manca. È qualcosa di così mastodontico che per forza che non riusciamo a metterlo a fuoco.

La Madre ci ha creati. E il Padre? che fine ha fatto? Dov’è? mi sono chiesta perché mi risultasse così difficile anche solo il pensiero di rivolgermi ad un padre, tutte le religioni che ho sfiorato non mi hanno mai convinta e l’idea di rivolgermi ad un potere superiore mi metteva a disagio. Anche questi sono effetti del patriarcato. Mi risultava inaccessibile considerare il Padre, compagno della Madre…che bello sarebbe…che bello sarebbe se voi due tornaste a fare l’amore…o se almeno lui si palesasse a dirti che sei una stronza, a volte. Quante volte ho ascoltato donne dirmi proprio queste parole: “vorrei solo che mi parlasse, mi andrebbe bene anche sei una stronza, vorrei solo che fosse più presente”…quanto volte ho ascoltato uomini avviliti ed esausti per essere costantemente a processo, perennemente sbagliati, infinitamente soli e spaventati. Siamo figli del Padre e della Madre, fatti per stare insieme, ce lo dicono i nostri corpi senza bisogno di interpellare anima che, anche su questo tema, c’è parecchia confusione e siamo indietro col programma.

Le madri hanno bisogno dei padri. Ne hanno bisogno. Non c’è madre senza padre. Non c’è Dea Madre senza un Dio Padre. E questa è una verità che non mi fa impazzire di gioia, non mi entusiasma, mi spiazza per l’immensa negazione messa in atto. È difficilissimo concepire un padre svincolato dal sistema patriarcale. Immaginarlo, però, è curativo. Sognarlo anche. Saggio e Giusto, che protegge, come un re, il Re del mondo… Continuavo a ripetere che in una relazione è sempre un fifty fifty, continuavo a volere la Dea Madre nella mia vita e mai, mai fino a qualche giorno fa mi era venuto in mente che evocando la Dea Madre, richiamavo anche lui facendo i conti con la sua assenza…quel lui, che come vedi faccio fatica persino a nominare. Così la novità di quest’anno è che mi sono rivolta al Padre…mi sono rivolta al padre e gli ho chiesto di darmi la forza per essere la versione migliore di me. Tecnicamente ho pregato. Ti rendi conto Babbo? Suppongo anche questo sia tecnicamente un miracolo ma non ho lo slancio di altre volte, ne prendo atto, posso stare giù, senza slanci. In fin dei conti, qua giù siamo. Posso anche osare godermela, perché “esistere non è una colpa” come dice Franky di One Piece. Esistere è un dono a prescindere. La tristezza esiste, la cacca pure. La guerra anche, diranno alcuni. E no, la guerra è una nostra creazione. Le qualità dell’esistenza invece, sono come i colori dell’arcobaleno. Chi sono io per stabilire come, dove e quando stare? Quanto siamo arroganti con le nostre pretese di controllare la realtà? Quanto siamo maldestri ad affrontare tutto ciò che la Ragione non comprende? Quanto siamo smarriti privati delle nostre sicurezze?

Questo chiedo a te, Babbo, te che il sistema patriarcale l’hai visto nascere e prendere piede al posto di altro, te Babbo che sei lì accanto al boss da lungo tempo potresti per favore chiedergli se si ricorda com’era amare la sua compagna? Noi figli ci siamo dimenticati di quasi tutto e chi comincia a ricordare si ritrova all’Inferno con pure Virgilio che è andato in pausa sigaretta. Un aiutino sarebbe gradito.

Meno male che ci sei tu Babbo, a tornare ogni anno…guai, guai se sento qualcuno dire che non esisti. Non avevo mai pensato a te come ad un consociato di quel padre…d’altronde, per distanziarmi dalle religioni ero impegnata a cancellare sistematicamente la sua esistenza. Chiara Vigo, il Maestro del bisso, dice: “religioni? Ma ancora lì stiamo?”. Si, quaggiù ancora lì stiamo. Quindi Babbo, sotto l’albero, mettici Forza e Coraggio così poi a fare l’Amore ci pensiamo noi.

Babbo, ti prego, stai vicino a chi si è perso, fai sentire la tua risata, nel buio più assoluto tenderemo le orecchie, torneremo ad ascoltare, ameremo il silenzio, volgeremo lo sguardo verso l’alto e poi,

verso l’Altro. Così si trovano i compagni.

Ciao Babbo, all’anno prossimo! Salutami Chopper e tutto il resto della ciurma.

Antonia Dimovksa