Alba di luna

Appena arrivati a Varna, sistemate le cose in appartamento, non mi sarei nemmeno seduta se prima non avessi visto e toccato il mare. Una palla di fuoco si stava per nascondere sotto alla linea netta dell’orizzonte, lì dove il mare finisce ma non finisce. Allora mi sono precipitata, ho corso in ciabatte ed entusiasmo di bimba, non volevo perdere attimi di tramonto. Davvero carino accogliermi così, ho pensato. Non potevo arrivare in ritardo per assistere al tuffo del sole. E’ solo un istante, quello in cui si sente shhhhh quando entra in contatto con l’acqua, così corro. Scapestrata.

Arrivo lì e qualcosa non quadra, pensavo di avere molto meno tempo, invece il sole sembra essere tornato indietro, anche i colori mi spiazzano. Guardo e non riesco a capire quella strana sensazione di non corrispondenza. Il sole sale ancora. È tutto sbagliato penso. E poi la rivelazione. Non è il sole, è la luna! Era un’alba di luna!

A volte ci si accanisce a voler vedere quello che non c’è, ci si sforza di far rientrare le proprie aspettative in un campo percettivo che ci urla “Pirla! Guarda meglio!” è ovvio che per ogni fine c’è un inizio, ma scambiare la luna per il sole…l’entusiasta scapestrata ci riesce e si rincresce.

Lasciarsi. Ci si apparteneva? Se lascio, devo per forza aver tenuto. Smettere di tenere. Cosa lasciamo andare quando lasciamo qualcuno? In barca, io, facevo fatica a lasciar andare la scotta. La tenevo stretta, rischiando di farmi male, oltre il necessario. Il mio istruttore mi diceva “molla!!!” E io lì, imbarazzata dal comportamento del mio corpo. “non ci riesco!!!” gli dicevo. Lui se la rideva. Basta farsi male un po’ di volte e poi si impara a lasciare ciò che non va tenuto stretto. Se è vero che l’amore rende liberi, lasciarsi è un fare l’amore, dichiarare la non appartenenza mi pare…umano! È la condizione ideale per farla finita con la storia della metà mela. Non siamo una metà di un bel niente, siamo integri e dovremmo farcene una ragione.

Tenersi stretti stretti, aggrappati, forte. Poi quel tenersi diventa un crampo. Uno spasmo. Lasciarsi andare, mollare, smettere di farsi la guerra è liberatorio. E i figli?

Genitori, non condannatevi a stare insieme per i figli. Cresceranno e vi diranno che nessuno vi ha chiesto di sacrificarvi. Chiedetelo ai figli di genitori che litigavano e si odiavano prigionieri di una famiglia per bene. I figli vogliono soltanto che i genitori sappiano badare a sé stessi e siano in grado di trovare felicità, soddisfazione, gioia. Ricordate che vi osservano e prendono a modello, da voi imparano cosa chiedere alla vita, con quale perseveranza e intenzione. Lasciarsi per cercare nuovi equilibri è un atto d’amore, saggezza, rispetto. E’ solo un cessate il fuoco. Se vi siete detti tutto, se avete imparato a litigare, a dialogare con la rabbia, ognuno con la propria, poi è più facile. Senza rancore è l’unico modo perché finché c’è rabbia, si rimane legati. Magari lasciati ma ancora legati. Un incubo che non auguro a nessuno. Non abbiate paura di deludere i vostri amici e compagni, la delusione ci avvicina alla verità, nelle relazioni ha senso farci i conti il prima possibile, così da poter incontrare, senza perdere troppo tempo, la versione migliore dell’altro. Non quella che con accanimento pretendiamo, ma semplicemente quella che l’altro è in grado di offrirci. Questo è amore. Ed è tutto vero, l’amore non finisce e rende liberi.

Antonia Dimovksa

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